Micronesia/intro Destinazione
Lo stupore dei viaggiatori inizia sull'aereo, alla vista spettacolare di migliaia di punti di un verde intenso,sparsi in una massa infinita di oceano. L'acqua bassa e limpidissima confonde le terre emerse ed i fondali, tanto che i confini delle isole non si distinguono dalla barriera corallina.
Sono le Caroline, il più occidentale degli arcipelaghi della Micronesia, e possono davvero essere definite uno degli ultimi paradisi naturali.
In questa porzione di Pacifico la crosta terrestre si è veramente sbizzarrita originando nel corso delle ere geologiche ogni sorta di formazione. Isole vulcaniche, atolli corallini, isole di roccia sedimentaria, fanno parte di uno scenario unico al mondo, che pur essendo comune a tutte, consente poi ad ogni isola una propria singolarità.
E' così ad esempio che a Pohnpei ci si troverà di fronte alla più montana delle isole, interamente ricoperta da una foresta pluviale vergine al centro della quale scendono pittoresche cascate che terminano il loro salto in piscine naturali di acqua dolce. A Kosrae invece si può risalire in canoa il fiume Utwe navigando attraverso mangrovie, jungla e stormi di uccelli; oppure si può scendere a Yap dove alla sinuosa costa frastagliata, succede la bassa boscaglia che fa ombra alle palme di betel. La storia delle Caroline e degli arcipelaghi limitrofi è abbastanza turbolenta. Situate in una zona strategica, esse hanno subito svariate dominazioni coloniali di cui cronologicamente, l'ultima e' stata quella americana.
Oggi le Caroline sono riunite negli Stati Federati della Micronesia, e a causa delle numerose installazioni di basi militari appartenenti agli States, l'influenza dell'americanizzazione si fa sentire, specialmente sulle isole più grandi ed emancipate dove sono presenti strutture turistiche ed aeroporti. Solo nei luoghi più remoti si sono mantenute culture arcaiche; non a caso, infatti, tra periferici atolli è possibile venire ancora a contatto con etnie dove gli uomini sono tatuati e vestono del solo perizoma o donne che col classico gonnellino di paglia vivono la quotidianità a seno scoperto. La cordialissima popolazione dei micronesiani è principalmente di fede cristiana, la lingua locale è composta da più dialetti alcuni dei quali molto simili al polinesiano, mentre l'inglese è parlato dappertutto come lingua ufficiale.
Per quello che concerne la distribuzione geografica le Caroline, insieme alle isole Marshall alle Gilberts ed alle Marianne, costituiscono la Micronesia; nome che sta ad indicare tante "piccole isole".
Il loro clima, durante l'anno, si differenzia di poco con temperature dell'aria che si aggirano tra i 27 ed i 29°C. Miglior periodo per visitare le Caroline resta comunque quello compreso tra i mesi di novembre e maggio quando il tasso di umidità si abbassa. A volte durante tale periodo si manifesta qualche rovescio, che, anche se intenso, è di breve durata. Nonostante le numerose escursioni terrestri che si possono effettuare negli arcipelaghi, non c'è dubbio che la maggior attrazione di queste destinazioni rimane legata al loro mare.
Un mare che nei pressi di Palau evidenzia la sua ricchezza con fondali che offrono quanto dal mondo tipico del reef si possa pretendere: che offrono branchi di carangidi, distese di gorgonie, alcionari, incontri con mante e barracuda dell'isola di Yap. Ma la vera star di queste barriere è quella di Truk, la cui fama è legata più che alla bellezza naturale dei fondali, ad un evento bellico che ha vissuto in queste acque nel 1944 la sua pagina più cruenta. Nella laguna infatti giacciono i relitti della flotta reale giapponese affondata dagli americani durante il secondo conflitto mondiale, un luogo talmente importante da essere divenuto per il governo locale monumento nazionale.
Da cinquant'anni aerei e navi con tutto il loro carico di uomini e mezzi, giacciono sul fondo, per loro il tempo si è fermato nel momento in cui scoccò l'operazione americana denominata in codice "chicco di grandine", e per le navi giapponesi inermi all'ancora fu la fine. La pioggia di proiettili e bombe che le investirono fu tanto tremenda quanto sorprendente, tanto da concedere solo una flebile controffensiva. I relitti, come già accennato di aerei e navi, giacciono a profondità che variano tra i diciotto ed i cinquanta metri e sono disseminati per un'area abbastanza vasta. Buona parte delle navi non ha nemmeno avuto il tempo di salpare l'ancora, stando a quante mostrano la quantità di catena filata fuoribordo.
Malgrado la trasparenza di questo tratto di mare non sia la caratteristica più appariscente (il top della limpidezza si ha tra la fine dell'anno ed il mese di marzo), a rendere più ammaliante questo mondo spettrale di lamiere e armi è l'ambiente naturale sottomarino che ha colonizzato molte delle superfici metalliche con grappoli di alcionari dai cromatismi più appariscenti. Infatti un nuovo mondo si è ricreato intorno ai testimoni di quella che per i giapponesi è stata una storica disfatta, un mondo costituito da spugne, ascidie, gorgonie oltre ad alcionari e pesci, che fanno da soggetti per immagini fotografiche che solo la Laguna di Truk sa regalare.
Mediamente la temperatura dell'acqua e' stabile sui 28°C per tutto l'anno, e le discese che si possono effettuare sui relitti con i Diving Center locali, possono raggiungere fino a quattro al giorno contenendo il numero dei subacquei in gruppi limitati. In alternativa alla base a terra, per i subacquei è ancor più avvincente la soluzione della crociera. Essa infatti consente di visitare almeno trenta dei relitti della Laguna di Truk e degli altri atolli limitrofi calandosi interamente nell'atmosfera un po' irreale del luogo e assaporando le sensazioni che hanno provato i primi esploratori che raggiunsero angoli di paradiso che solo attraverso l'uso di una imbarcazione e' possibile fare.
Tra i relitti di navi più interessanti da visitare troviamo: il Sankisan Maru, Shinkoku Maru, Fujikawa Maru (maru contraddistingue una nave mercantile trasformata in bellica), e molti altri ancora; mentre tra gli aerei l'Emily Flying Boat rappresenta un ottimo esemplare per la categoria dei quadrimotore.


 

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